La Fanteria Sarda - 1848


La Fanteria Sarda nel 1848 - Uniforme ed equipaggiamento

Terminata l’epopea napoleonica il costume militare fu improntato a criteri di maggiore sobrietà e praticità, anche per assecondare le necessità legate all’evoluzione delle tattiche militari, sempre più rapide e meno improntate a schemi fissi sul campo di battaglia. L’esercito prussiano fu il capofila di questo mutamento, che vide la tunica sostituire progressivamente la vecchia marsina, ma il piccolo Regno Sabaudo fu tra i primi a convertirsi ai dettami delle nuove esigenze militari. Sebbene tra il 1843 ed il 1849 si susseguirono diverse riforme che interessarono tutti i capi d’abbigliamento, il fante piemontese che scese in campo contro l’Austria nella primavera del ’48 vestiva una divisa sobria che si mantenne sostanzialmente immutata e conservò i suoi colori cupi per tutto il periodo della I Guerra di Indipendenza.


L’intera uniforme di truppa e sottufficiali era di colore turchino scuro con colletto, paramani e filettature del colore distintivo di ciascuna brigata; la tunica lunga quasi al ginocchio e chiusa da una doppia fila di 9 bottoni di stagno, era fornita di controspalline filettate nel colore distintivo e di spalline all’inglese di colore turchino per le compagnie di fucilieri, scarlatto per i granatieri e verdi per i cacciatori; tale caratteristica fu abolita nell’estate del ’48. Posteriormente, all’altezza della vita, un passante filettato agganciato tramite due bottoni era destinato a reggere la cintura, mentre le falde erano abbellite da una mostra a tre punte con tre bottoni. I pantaloni presentavano filettature del colore distintivo (come per la tunica) lungo la cucitura esterna, e la parte finale a volte veniva arrotolata a scoprire le ghette a righe bianche e turchine. Come copricapo era adottato uno shakot rigido rivestito di feltro nero con nappina del medesimo colore delle spalline, e fregio in metallo (con inciso il numero del reggimento) diverso per ciascun reparto e coccarda turchina fino all’estate del ’48, poi tricolore. L’uniforme era completata da un cappotto grigio chiuso da una doppia fila di sette bottoni, con falde lunghe fin sotto il ginocchio, colletto turchino alto con mostrina a tre punte del colore distintivo e controspalline, spalline e passante uguali a quelli della tunica.
L’equipaggiamento comprendeva un cinturino in cuoio nero, chiuso tramite una piastra in ottone ornata da una croce in ferro lucidato, con giberna per le cartucce applicata al fianco destro; al lato sinistro era applicata la borsa porta sciabola con un passante a cui fissare il fodero della baionetta. Anche lo zaino e i relativi spallacci erano in cuoio annerito, con una cinghia sulla parte superiore per fissare la gavetta.Tutti i reparti erano armati con sciabola mod. 1843, lunga 60 cm, con impugnatura liscia in ottone terminante “a becco” e crociera ad “s”, e ornata con una cravatta in ciniglia del colore distintivo della compagnia.
Granatieri e fucilieri furono dotati del fucile mod. 1844 in versione lunga (151 cm.) mentre i cacciatori ebbero la versione corta (142 cm.).

Gli ufficiali vestivano una tunica simile a quella della truppa, ma realizzata con stoffa di migliore qualità e con bottoni in metallo argentato, ornata da spalline frangiate di metallo e dalla tipica sciarpa azzurra portata a tracolla da destra a sinistra e annodata con due ghiande frangiate; i pantaloni erano forniti di bande del colore distintivo. Avevano in dotazione una cappa o burnous in panno turchino con cappuccio ornato da un fiocco, foderato in cremisi, e chiuso da tre linguette per lato, che in campagna veniva portato arro-tolato a tracolla. Il copricapo era come per la truppa, con cordoncini e gradi argentati e una nappina sferica in metallo. Il fodero della spada, in metallo nero per gli ufficiali subalterni e lucido per gli ufficiali superiori, pendeva dal cinturino in pelle nera chiuso grazie ad una piastra rettangolare dorata decorata con la croce in ferro lucido.